La pittura ligure nel Medioevo

La parte più antica della pittura ligure è stata quasi “dimenticata” sino alla metà del XVII secolo. Quando negli studi del Soprani (che redasse le vite dei pittori “genovesi”) la prima opera citata, del 1401, era l’Annunciazione di Niccolò da Voltri (oggi ai Musei Vaticani), come se in Liguria dei secoli precedenti non esistessero pitture di immenso valore.

Quel tessuto culturale, quasi dimenticato, è stato ricomposto e studiato a partire dalla fine dell’Ottocento e le curatrici di questo volume tracciano un quadro complessivo dei tre secoli, presentandoci sia gli studi precedenti, sia le novità e le ultime “scoperte”, permettendo così all’appassionato del periodo di ricostruire quel quadro di continuità che è sempre sostanzialmente esistito e che oggi sempre più si rivela nella sua complessità e soprattutto ricchezza.
Il testo, composto in ovvio senso cronologico, parte dal prendere in esame le opere del 1100: la splendida Croce dipinta di Sarzana e i Volti Santi presenti nel levante ligure, ma il ponente non è da meno con il Cristo e la Samaritana presenti nella cripta del San Paragorio di Noli, coevi degli affreschi (superstiti a tratti) della chiesa di Santa Maria della Cella di Genova Sampierdarena.
Il 1200 è abbondantemente presente a Genova (con gli affreschi presenti nella chiesa di San Giovanni di Prè) e nelle decorazioni dei sacramentari della biblioteca capitolare di Albenga e altre vivacissime pitture coeve sono state studiate ancora a Genova (nel chiostro dei canonici di San Lorenzo), ma anche a Moneglia, Montaldo Ligure, Campochiesa e Andora (questi ultimi purtroppo in stato di grave degrado). A Genova, nel 1200, è presente una scuola miniatoria che produce graduali di bellezza pari alla potenza della Superba. Il testo valorizza al massimo le immagini, con riproduzioni sovente a tutta pagina e il San Michele Arcangelo (presente a Genova in Sant’Agostino) di Manfredino da Pistoia è stato opportunamente scelto per la copertina, a rappresentare la magnificenza degli affreschi duecenteschi, troppo a lungo ignorati.

Il 1300 ci presenta Opizzino da Camogli, il senese Tura e un pittore originario di Costantinopoli, denominato “Marco Greco” presenti a Genova, dove prosegue l’opera dei miniatori, non più solo religiosi, ma anche profani. Nella prima metà del Trecento, notevole è la chiesa di San Giorgio in Campochiesa d’Albenga e le omonime chiese di Balestrino e di Montaldo Ligure, ma non sono da meno la chiesa di Santo Stefano di Millesimo e quella dell’Assunta di Castelvecchio di Rocca Barbena. Un intero capitolo è dedicato a Barnaba da Modena di cui abbiamo opere dense di fascino a Savona, Genova e Ventimiglia.
Importanti e significativi sono i cicli decorativi del ponente, legati alla seconda metà del Trecento: la Cappella Oliveri della chiesa di Santa Caterina in Finalborgo (con le storie della vergine), quelli del castello di Saliceto e soprattutto quelli della chiesa di Santo Stefano al Massaro di Bastia d’Albenga, definiti del “maestro di Bastia”, che ha anche affrescato la chiesa di Santa Maria della Ripa di Pieve di Teco, quella di San Giorgio a Calderara, il San Martino di Ormea e in parte il San Paragorio di Noli.

Il capitolo conclusivo è ancora legato al ponente con Taddeo di Bartolo, presente a Savona, in Finalborgo, a Triora e anche a Genova. Le autrici giungono sino a Nicolò da Voltri, quasi a ricongiungersi con gli studi del Settecento e la riproduzione del polittico dell’Annunciazione chiude l’affascinante carrellata di tre secoli di arte ligure, giustamente studiata, valorizzata e “riscoperta”.

Giuliana Algeri, Anna De Floriani
La pittura in Liguria: il Medioevo
Edizioni De Ferrari
Genova 2011, pp. 360, € 50,00

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